MINIERA DI INGURTOSU - MUSEI DELLE MINIERE - ARBUS

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MINIERA DI INGURTOSU

Le prime notizie sul giacimento filoniano di Ingurtosu risalgono al 1760, anno in cui si fa riferimento a 7 enormi “fossi” ad Ingurtosu e 5 a Gennamari. Le notizie sulla consistenza del giacimento non furono confortanti e si dovette attendere l’inizio della rivoluzione industriale per avere un notevole impulso della ricerca mineraria in Sardegna. Le cronache attribuiscono a un fabbro di Arbus la scoperta, nel 1829 del giacimento di Ingurtosu; questo avvenimento rappresenta il primo passo nella storia moderna della miniera. Le prime concessioni minerarie vengono rilasciate nel 1852 ad una società genovese che nel 1865 le cede alla Societè Civile de Mines che inizia i lavori nel 1859 nei settori più galenosi dei filoni già noti di Ingurtosu e S. Anna.  Nel 1855 furono rilasciate le autorizzazioni per le ricerche minerarie a Marco Calvo, che nel 1857 cedette la miniera insieme ai diritti di scoperta alla Società civile delle Miniere di Gennemari ed Ingurtosu costituitasi a Parigi, presidente del consiglio dell’amministrazione era l’ingegnere Bornemann, direttore L’Ingegnere Hoffmann. Nel 1869 la profondità dei pozzi raggiunse circa i 160 metri, il minerale era portato fuori tramite delle gallerie sboccanti a giorno, era sottoposto ad una prima cernita manuale dalla quale si otteneva la maggior quantità di piombo mercantile. Nel 1870 si costituisce a Parigi la Società Anonima delle Miniere di Piombo Argentifero di Gennemari ed Ingurtosu, grazie all’aumento di capitale si poterono realizzare importanti opere come la ferrovia per trasferire il minerale dalle laverie al pontile di Piscinas. Nel 1899 tutte le concessioni vennero acquistate da Lord Brassey presidente della Società francese Pertusola, i maggiori azionisti ne richiesero il trasferimento della sede della società da Parigi a Genova, nello stesso anno la produzione era di 2400 tonnellate di piombo e 1000 tonnellate di zinco. Il 12 novembre del 1919 moriva a Londra lord Brassey. Nel 1920 la maggioranza delle azioni passava nelle mani del gruppo spagnolo Pennaroya. Nel corso del 1953 si verifica una flessione dei mercati dei metalli con conseguente arretramento della produzione. Anche l’occupazione segna una diminuzione, principalmente in seguito alla parziale meccanizzazione dei lavori. Nel corso del 1955 la produzione complessiva dell’industria mineraria sarda toccò quote mai raggiunte prima. La situazione produttiva nel corso del 1963, già compromessa negli ultimi esercizi, si aggrava ulteriormente sia per i costi di gestione sia per la depressione delle quotazioni internazionali dei metalli. La Società decide la contrazione delle produzioni e dedica maggior impegno nelle ricerche, nell’attesa di un’eventuale ripresa dei prezzi di mercato. I risultati delle esplorazioni ottenuti durante il 1964 sono occasionalmente buoni ma non tali da ridare slancio alle produzioni. Nel 1965 la situazione di generale depressione costringe la Società Pertusola a trasferire le concessioni alla Società Monteponi-Montevecchio che riattiva alcune gallerie principali prosciugando i livelli profondi allagati. Fu riattivata la laveria "Brassey" (fermata nel 1960), per trattare i grezzi provenienti sia dai gradini attivi in sotterraneo e i misti delle vecchie discariche. Durante il 1968 a causa dell’ennesima caduta dei prezzi del metallo la miniera è definitivamente chiusa. (Tratto da PROGETTO MONTEVECCHIO-INGURTOSU)

 
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